contemporary-art-blog:

Santiago Sierra artist from Spain, NO Global Tour, 2009-11.Follow: Contemporary-Art-Blog

Fatto ieri un esame su Santiago Sierra. Il docente non mi ha ascoltato, però mi ha dato 30.

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Santiago Sierra artist from Spain, NO Global Tour, 2009-11.
Follow: Contemporary-Art-Blog

Fatto ieri un esame su Santiago Sierra. Il docente non mi ha ascoltato, però mi ha dato 30.

(via contemporary-art-blog)

notes santiago_sierra art reblog

Potrei o potrei non essere tornato sul Tumblr.

Molto più probabilmente no. Ma dipende.

nobordersdaily:

Lunchtime Concert (Tempelhofer Park, Berlin, Deutschland) (by Joe Ruffles)

nobordersdaily:

Lunchtime Concert (Tempelhofer Park, Berlin, Deutschland) (by Joe Ruffles)

notes reblog

skilledlabor:

“Hard to Explain” - Owen Pallet

Stereogum returns with another in their series of tribute albums with Stroked, a tribute to Is This It. Owen Pallet brings his experimental acoustic work to “Hard to Explain”. Download the rest of the album over at Stereogum. Real Estate, Wise Blood, The Morning Benders, and more take their turns at tribute.

(via hypem)

notes mp3 the_strokes reblog
Les Liens Invisibles, Google is not the map (screenshot), 2008

Gli si chiedesse quale superpotere vorrebbero avere non risponderebbero  certo con quello di cui già godono: direbbero “il nostro profilo  Facebook è un Mantello dell’Invisibilità lucidato per gli ospiti. E Susan Storm è su Facebook”. O almeno, questo è quello che mi piace immaginare. I Les Liens Invisibles ci parlano delle connessioni imperscrutabili fra  arte e vita, fra vita reale e vita virtuale, arte reale e arte virtuale.  Hanno scelto di utilizzare come mezzo la rete, e questo di certo non  giova al loro portafoglio, ma li aiuta a comunicare la loro personale Weltanschauung raggiungendo “visibilità globale dei media”1,  cosa necessaria quando si utilizza un mezzo – un sito web, perché alla  fine è di quello che si parla – che non è che una parte di uno spazio  immaginario quindi potenzialmente infinito come la rete.

Linking the invisible

Il mio esordio su JunkiePop.

Les Liens Invisibles, Google is not the map (screenshot), 2008

Gli si chiedesse quale superpotere vorrebbero avere non risponderebbero certo con quello di cui già godono: direbbero “il nostro profilo Facebook è un Mantello dell’Invisibilità lucidato per gli ospiti. E Susan Storm è su Facebook”. O almeno, questo è quello che mi piace immaginare.
I Les Liens Invisibles ci parlano delle connessioni imperscrutabili fra arte e vita, fra vita reale e vita virtuale, arte reale e arte virtuale. Hanno scelto di utilizzare come mezzo la rete, e questo di certo non giova al loro portafoglio, ma li aiuta a comunicare la loro personale Weltanschauung raggiungendo “visibilità globale dei media”1, cosa necessaria quando si utilizza un mezzo – un sito web, perché alla fine è di quello che si parla – che non è che una parte di uno spazio immaginario quindi potenzialmente infinito come la rete.

Linking the invisible

Il mio esordio su JunkiePop.

notes art self_promotion

aguidetorecognizeyoursaints:

Gil Scott-Heron - The Revolution Will Not Be Televised

R.I.P.

(Source: youtube.com)

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“Lo potevo fare anch’io.” No, davvero: avresti potuto farlo tu? Sicuro sicuro? Guarda, sinceramente, non avresti potuto farlo tu.
Sempre il mal interpretato assunto beuysiano “tutti siamo artisti” diffuso da quando l’arte è diventata un sistema di “democrazia diretta” (secondo me dopo Duchamp, secondo Arthur Danto dopo le Brillo Boxes di Warhol). Tutti possiamo essere artisti, ma a ben guardare, in ogni caso, che si guardi ai criteri di Duchamp (identità, autorialità, ricezione e istituzione) o a quelli di Danto (l’opera deve riferirsi a qualcosa - aboutness -, deve essere INTENZIONALMENTE creata, permettere interpretazioni..), stà pur certo che qualcosa mancherà. No che non avresti potuto farlo.

“Lo potevo fare anch’io.” No, davvero: avresti potuto farlo tu? Sicuro sicuro? Guarda, sinceramente, non avresti potuto farlo tu.

Sempre il mal interpretato assunto beuysiano “tutti siamo artisti” diffuso da quando l’arte è diventata un sistema di “democrazia diretta” (secondo me dopo Duchamp, secondo Arthur Danto dopo le Brillo Boxes di Warhol). Tutti possiamo essere artisti, ma a ben guardare, in ogni caso, che si guardi ai criteri di Duchamp (identità, autorialità, ricezione e istituzione) o a quelli di Danto (l’opera deve riferirsi a qualcosa - aboutness -, deve essere INTENZIONALMENTE creata, permettere interpretazioni..), stà pur certo che qualcosa mancherà. No che non avresti potuto farlo.

(via untemporale)

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